INTERDIZIONE

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L’interdizione giudiziale è forma di protezione per i soggetti maggiorenni che si trovano nella situazione di abituale, stabile o permanente (dunque situazione irreversibile e irrisolvibile) di infermità mentale e che non si in grado di provvedere alla cura dei propri interessi. L’interdizione viene pronunciata con sentenza dal giudice, il quale nomina un tutore che provvederà ad amministrare il patrimonio dell’interdetto, sostituendosi a quest’ultimo nel compiere atti giuridicamente rilevanti per la vita del medesimo. Il tutore può essere un familiare o un professionista, nel primo caso non è previsto nessun rimborso per il “lavoro” svolto perché si presuppone uno spirito di solidarietà dovuto proprio dal vincolo di parentela mentre nell’ipotesi in cui sia un professionista a espletare l’incarico vi sarà un rimborso annuale per l’attività professionalmente svolta. Lo scopo in ogni caso è di tutelare al meglio gli interessi di questi soggetti ed evitare che l’interdetto, incapace di provvedere da solo ai suoi interessi, possa compiere atti dannosi per se stesso e che parimenti soggetti terzi male intenzionati possano approfittare della situazione di difficoltà di un soggetto debole . L’interdizione giudiziale non va confusa con l’interdizione legale che invece è una pena accessoria prevista dal codice penale, irrogata dopo una condanna all’ergastolo o alla reclusione non inferiore a cinque anni. Per il giudizio di interdizione è indispensabile l’ausilio di un legale che presenti un ricorso al Tribunale competente del luogo in cui l’interdicendo ha la residenza dallo stesso interdicendo e notificata ai parenti e affini.